C’è un’inefficienza silenziosa che colpisce molti impianti industriali ed è tanto più insidiosa quanto più passa inosservata. A volte il vuoto continua a essere generato anche nei momenti in cui la ventosa ha prelevato l’oggetto ed è a perfetta tenuta sulla superficie dello stesso. L’eiettore pneumatico lavora, l’aria compressa defluisce dallo scarico, si consuma energia, mentre il ciclo produttivo, in quella frazione di secondo, non ne avrebbe alcun bisogno. Su una singola stazione di presa la dispersione sembra trascurabile. Moltiplicata per decine di punti di presa, per turni che durano diverse ore, per un anno intero di produzione, diventa una voce di costo tutt’altro che invisibile.

Il principio del vuoto on demand nasce proprio per correggere questo squilibrio: generare depressione solo quando serve, interromperla quando il compito è concluso. Non è un concetto nuovo per chi segue da tempo il blog; ne avevamo già parlato a proposito del cavo energy saving sulle ventose per pentole e padelle e discutendo dei generatori multifunzione MSVE abbinati alle ventose Star Vacuum nel settore lamiera, ma vale la pena tornarci con uno sguardo più ampio, perché il meccanismo è lo stesso che può essere applicato, con gli opportuni accorgimenti, a un numero molto vasto di applicazioni.

Quando il generatore raggiunge il grado di vuoto impostato, un vacuostato interviene e chiude l’alimentazione dell’aria compressa che alimenta l’eiettore ed una valvola di ritegno montata sulla bocca d’aspirazione del generatore di vuoto mantiene la depressione all’interno delle ventose in presa. Solo quando il livello del vuoto scende sotto la soglia minima impostata da vacuostato, per una perdita, l’alimentazione si riattiva, il generatore lavora quel tanto che basta per ripristinare il valore corretto e si ferma di nuovo. Il risultato è un eiettore che lavora a impulsi anziché in modo continuativo, con un consumo di aria compressa sensibilmente più basso a parità di prestazioni.

Perché questo meccanismo funzioni con precisione, però, servono strumenti capaci di reagire con affidabilità. È qui che entrano in gioco vacuostati, valvole ed elettrovalvole, che nella gamma Vuototecnica includono modelli digitali con display e isteresi programmabile.

Un vacuostato mal tarato, o una misurazione imprecisa del grado di vuoto, non è solo un problema di prestazioni, può tradursi in perdite energetiche consistenti o peggio in cali di pressione che compromettono la sicurezza della presa. La regolazione, in altre parole, non è un dettaglio tecnico secondario: è la condizione che rende possibile il risparmio.

Il passo più recente in questa direzione riguarda proprio il modo in cui questi dispositivi comunicano con il resto dell’impianto. Il vacuostato digitale 12 10 10 con interfaccia IO-Link, montato a bordo dei generatori MSVE, MVG e GVMM, permette al PLC di leggere in tempo reale i valori di vuoto, ma soprattutto di impostare e modificare da remoto i parametri di lavoro, senza che un tecnico debba intervenire fisicamente sulla macchina. Questo significa poter regolare la soglia di intervento del vuoto on demand, in funzione del formato in lavorazione, e raccogliere nel tempo i dati necessari a una manutenzione predittiva, individuando cali di prestazione o perdite prima che si traducano in fermi macchina.

Vuototecnica costruisce da anni il proprio ruolo di partner su queste migliorie. Ogni applicazione ha un suo equilibrio tra portata, tempi di ciclo e tenuta della presa. Non esiste una soluzione unica valida per ogni linea produttiva, si trova, piuttosto, un metodo (misurare, regolare, intervenire solo quando serve) che si adatta di volta in volta al contesto in cui viene applicato.

Per saperne di più, è possibile contattare i progettisti Vuototecnica su www.vuototecnica.net.

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