Quando arriva un’ambulanza, tra le attrezzature utilizzate dai soccorritori c’è un dispositivo che, a prima vista, assomiglia a un normale materassino gonfiabile.

In realtà, il suo funzionamento nasconde un’applicazione opposta che coinvolge l’utilizzo del vuoto, tanto semplice quanto ingegnosa.

Il materasso a depressione viene impiegato per immobilizzare e trasportare in sicurezza alcuni pazienti, per esempio in presenza di sospette lesioni alla colonna vertebrale. All’inizio è morbido e modellabile, così da poter essere disposto intorno al corpo e adattato alla sua posizione, senza costringerlo contro una superficie rigida.

Al suo interno si trovano numerose piccole sfere di materiale plastico, che restano libere di muoversi finché nel materasso è presente aria. Dopo aver sistemato il paziente, però i soccorritori collegano una pompa a un’apposita valvola ed estraggono progressivamente l’aria.

A quel punto avviene la trasformazione: la pressione atmosferica comprime l’involucro, le sfere si avvicinano e l’attrito impedisce loro di continuare a scorrere. In pochi istanti il materasso perde flessibilità, si irrigidisce e conserva la forma assunta intorno al corpo.

La depressione modifica quindi il comportamento dei materiali contenuti nel dispositivo medico, trasformando una struttura inizialmente morbida in un supporto rigido e sagomato.

Il sistema consente di distribuire il sostegno su una superficie più ampia e di limitare gli spostamenti durante il trasferimento. Per questo i materassini a depressione trovano impiego non soltanto sulle ambulanze, ma anche nel soccorso alpino e nei trasferimenti aerei o in barca, dove è particolarmente importante mantenere il paziente stabile durante la movimentazione.

Una volta concluso l’utilizzo, basta lasciar rientrare l’aria: le sfere tornano libere di muoversi e il materasso è pronto per essere rimodellato.

Lo stesso principio viene applicato anche a dispositivi più piccoli, come le stecche a depressione utilizzate per immobilizzare un arto. Cambiano le dimensioni, ma non il meccanismo: l’aria viene estratta, il materiale interno si compatta e il supporto prende la forma della parte del corpo che deve proteggere.

In tutte le situazioni di emergenza, che si tratti di applicazioni medico o industriali, il vuoto può arrivare in soccorso.

Per scoprire altre curiosità sulla tecnologia del vuoto, continuate a seguire il blog o visitate il sito www.vuototecnica.net.

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