C’è un cambio di passo silenzioso nell’edilizia in legno ed è tanto tecnico quanto culturale: il settore sta smettendo di assomigliare a un cantiere e comincia ad assomigliare a una linea di produzione.

In Italia le costruzioni in legno crescono a un ritmo del 10% l’anno secondo i dati di FederlegnoArredo, con un balzo del 32% delle nuove abitazioni prefabbricate nel 2023 rispetto al biennio precedente. A livello europeo, il legno rappresenta già il 42% del mercato delle abitazioni prefabbricate, e sono proprio i sistemi a pannelli e componenti, quelli che più si prestano alla produzione in stabilimento anziché all’assemblaggio in cantiere, a crescere più velocemente, sostenuti da un’automazione industriale sempre più pronta.

Tradotto in pratica: pannelli, travi e semilavorati che un tempo venivano tagliati e assemblati a mano, oggi attraversano percorsi molto più simili a quelli di una fabbrica meccanica con taglio a controllo numerico, lavorazione CNC, incollaggio, assemblaggio, movimentazione e tutta la ripetibilità e la velocità che questo comporta.

Il problema è che il legno non si comporta come il metallo o il vetro perché è poroso, rilascia polvere durante la lavorazione, ha superfici irregolari e una tenuta che varia da pannello a pannello. Chi lavora con il vuoto lo sa bene, perché è proprio su questi dettagli che si gioca la differenza tra un impianto che funziona e uno che si intasa.

Sul fronte del taglio e della lavorazione CNC, per esempio, i centri che fresano, forano e scontornano il legno possono beneficiare di piani di staffaggio a depressione capaci di trattenere il pannello solo dove serve, ventose con otturatore a sfera che si attivano unicamente quando il peso del pezzo le aziona, evitando che il vuoto si disperda nelle zone del piano non coperte dal materiale.

Ne abbiamo parlato qui sul blog in merito a un caso concreto in Brianza, territorio storico del mobile di qualità, dove un mobiliere ha sostituito le vecchie pompe a palette rotative dei propri banchi di staffaggio con i generatori pneumatici PVP300MD di Vuototecnica: più compatti, installabili direttamente sotto il piano CNC, senza parti meccaniche in movimento da manutenere se non un semplice filtro in carta.

Abbinati a un’unità come il Vacumanager, questi generatori permettono di calibrare il consumo di aria compressa in base alla porosità specifica del pannello. Un legno impiallacciato tiene il vuoto diversamente da un pannello grezzo e il sistema si adatta di conseguenza.

Il problema della polvere si ripresenta puntualmente anche nella movimentazione. Gli impilatori e disimpilatori di pannelli in legno, se equipaggiati con pompe tradizionali, tendono a intasare i filtri d’aspirazione, con surriscaldamenti e manutenzioni frequenti. La soluzione che il settore ha adottato è decentralizzare il vuoto direttamente sulla pinza di presa, con eiettori dotati di contro-soffio integrato che tengono puliti tubi e ventose a ogni ciclo, permettendo persino un’azione di scuotimento utile a sfogliare pannelli impilati senza che la polvere di legno comprometta la tenuta.

Per le forme più irregolari (assi, pannelli con fori, superfici scabre) sistemi come Octopus, con la loro piastra a guarnizione morbida, mantengono invece la presa anche quando il pezzo copre appena il 5% della superficie aspirante.

È un percorso che racconta bene cosa significhi, oggi, industrializzare un materiale che per secoli è rimasto legato all’artigianato senza snaturarlo, ma costruendogli attorno una tecnologia capace di trattare le problematicità (polvere, porosità, superfici mai identiche) trasformandole in variabile gestibile.

www.vuototecnica.net

Articolo precedenteRobot in pista e bagagli che viaggiano da soli
Prossimo articoloChiusure estive e interventi di manutenzione

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.