Chi progetta impianti per il vuoto lo sa bene; non basta avere una pompa “grande”, bisogna dosare con precisione il grado di vuoto là dove serve.

I riduttori di vuoto nascono proprio per controllare il livello di vuoto e mantenerlo costante al valore impostato, indipendentemente dalle fluttuazioni del vuoto di rete e dalla portata richiesta dall’impianto.

A differenza delle valvole di regolazione, i riduttori non introducono aria nel circuito. Questo permette di ottenere più punti di presa con gradi di vuoto diversi partendo da un’unica fonte.

In Vuototecnica si è sempre lavorato sullo sfruttare al massimo le capacità delle fonti di vuoto come pompe a palette rotative e generatori di vuoto, adeguando di conseguenza le sezioni d’aspirazione dei componenti.

Già in passato erano state introdotte elettrovalvole per il vuoto con passaggi da 2” e 3” gas, per gestire grandi portate e utenze importanti. Oggi si completa il quadro con due nuove famiglie di riduttori di vuoto, disponibili nelle taglie da 2” e 3” gas, sia nella versione a regolazione manuale sia in quella con regolazione pneumatica.

Uno degli ambiti dove questo salto di taglia era più atteso è la termoformatura sottovuoto. Pensiamo agli stampi per i gusci interni dei frigoriferi o per vasche e carter plastici: in genere sono di grandi dimensioni, con volumetrie generose interne da evacuare, asserviti da pompe per vuoto con bocche d’aspirazione proprio da 2” o 3” gas.

In questi casi non basta “fare tanto vuoto”, occorre gestirne in modo fine il grado all’interno dello stampo, per far aderire la lastra plastica in modo uniforme, evitare bolle, assottigliamenti e difetti estetici sui particolari.

I nuovi riduttori di vuoto permettono quindi di sfruttare appieno la capacità delle pompe e al tempo stesso di modulare con precisione il livello di vuoto richiesto dal ciclo di termoformatura.

Come si diceva, il loro vantaggio, rispetto alle semplici valvole di regolazione, è che il controllo del vuoto avviene senza immettere aria nel circuito, il che significa minore spreco energetico, tempo di evacuazione più breve e possibilità di alimentare più utenze con livelli diversi di vuoto da una sola linea principale.

In un impianto centralizzato, ogni stampo e ogni zona può avere il suo vuoto, impostato in base alla forma e allo spessore del pezzo, senza penalizzare il resto del sistema.

L’intera catena risulta così dimensionata per le varie portate richieste e, per chi lavora nella termoformatura sottovuoto ma anche in altri settori, questo significa poter contare su un controllo del vuoto più preciso, rapido e coerente con le effettive dimensioni degli impianti, senza compromessi tra portata e regolazione.

Per visualizzare le schede tecniche dei nuovi riduttori di vuoto: www.vuototecnica.net.

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